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Bonus 110%, la nuova Cila sostituisce l’obbligo della doppia conformità edilizia

Bonus 110%, la nuova Cila sostituisce  l’obbligo della   doppia conformità edilizia

Addio doppia conformità edilizia

Addio alla doppia conformità, in arrivo la sola Cila, anzi la cosiddetta SuperCila
È la novità nel segno della sburocratizzazione che dovrebbe accelerare gli interventi coperti dal superbonus, insieme a una serie di altre azioni pensate per scongiurare l’abbandono dei cantieri e rafforzare l’accesso al 110%.
Il decreto Semplificazioni approvato dal Consiglio dei ministro all’inizio di giugno e che ha predisposto contestualmente il nuovo Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) per aumentare la capacità di spesa delle risorse del Recovery Fund, ha infatti come obiettivo di questa manovra è quella di evitare il blocco di tutti quei lavori che si sono effettivamente fermati o hanno rallentato a causa dell’eccessiva burocratizzazione dell’iter di avvio dei lavori e le relative lungaggini: l’ottenimento di una certificazione può richiedere attese anche di oltre quattro mesi.

Al centro dell’attenzione del decreto ci sono le regole per attestare la conformità urbanistica e i requisiti degli interventi in relazione all’orizzonte temporale delle agevolazioni. La semplificazione, infatti, va di pari passo con un altro obiettivo: quello di prorogare il superbonus al 2023. Proprio per l’eccessiva burocrazia e il conseguente sovraccarico di lavoro in capo agli enti pubblico, le opere stentano a partire. Il rischio è che una volta avviate, si scontrino con i termini della misura fiscale (oggi fissati al 31 dicembre 2022, per i condomìni, e per le gli edifici fra 2 e 4 unità immobiliari che al 30 giugno 2022 abbiano completato almeno il 60% dei lavori).
Per questa ragione, al vaglio del governo c‘è anche l’estensione della maxi detrazione fiscale all’intero anno 2023, indipendentemente dalla avvenuta realizzazione di percentuali di lavori nell’ultimo anno dell’incentivo, come previsto nell’attuale norma.

Tornano alla semplificazione, per favorire l’apertura dei cantieri, senza scontrarsi con laboriose e complicate procedure, il decreto semplificazione dovrebbe rendere più snella la partenza delle opere.

La certificazione di conformità è stata sostituita da una Cila asseverata (la comunicazione di inizio lavori) che assorbe le asseverazioni sul rispetto dei requisiti tecnici e la congruità delle spese, redatte dai professionisti, come già previsto dalla norma per l’ottenimento del superbonus. In entrambi i casi, si darebbe una forte accelerazione ai tempi per l’apertura dei cantieri. Secondo questa nuova impostazione, i benefici sarebbero molti: la possibilità di prevedere semplicemente un certificato di conformità comporterebbe l’eliminazione dell’obbligo per i tecnici abilitati di attestare alcuni dati relativi allo stato legittimo dell’immobile (proprietà, passaggi di proprietà e concessioni edilizie), limitandosi a mettere nero su bianco l’assenza di abusi edilizi e il rispetto delle prescrizioni urbanistiche. Per tutti quegli immobili che necessitano di lavori di manutenzione e non di ristrutturazione, dovrebbe aprirsi la strada della semplice Cila.
Oltre a ciò, sempre al fine di facilitare le pratiche, è confermato un passaggio fondamentale per l’apertura di molti cantieri infrastruttura: l’accelerazione della Valutazione di impatto ambientale (VIA).

Queste novità hanno già trovato il favore della Rete delle professioni tecniche (RPT) e dei costruttori edili (Ance) che da tempo denunciano le attuali lungaggini per ottenere una certificazione di conformità urbanistica e tutte le complicazioni che scoraggiano la partenza di numero significativo di opere, soprattutto nel caso di interventi di riqualificazione energetica e per la sicurezza antisismica degli edifici. Anche la Commissione Ambiente della Camera, durante il ciclo di audizioni sul PNRR, ha confermato l’esigenza di agire sul versante della verifica preventiva di conformità urbanistica. «Bisogna semplificare subito le modalità di accesso al superbonus, il che non significa autorizzare o sanare gli abusi, ma evitare che alcune difformità, presenti in tanti edifici, impediscano a tutti i condomini di migliorare sicurezza e consumi energetici della propria casa. Oggi purtroppo la verifica della conformità urbanistica degli edifici rischia di impedire a quasi metà delle famiglie l’accesso al beneficio”, afferma il presidente dell’Ance, Gabriele Buia.